Tra percorsi scolastici assenti e un dialogo familiare difficile, i giovani italiani si trovano a costruire da soli la propria educazione all’intimità, in modo frammentario e disorganico, alimentando comportamenti a rischio e percezioni distorte della realtà.

Una distanza da colmare

Nel confronto europeo, l’Italia evidenzia un ritardo significativo nell’introduzione di un’educazione affettiva e sentimentale strutturata all’interno del sistema scolastico

Il nostro Paese rientra, infatti, tra gli 8 Stati dell’Unione Europea – prevalentemente collocati nell’Europa orientale – che non prevedono percorsi strutturati e obbligatori di educazione all’intimità. Le iniziative esistenti risultano per lo più episodiche e frammentarie, affidate alla buona volontà dei singoli Istituti o alla sensibilità del corpo docente, in assenza di un quadro nazionale organico, progressivo e sistemico.

A fronte di un sistema che fatica a dotarsi di un percorso organico di educazione affettiva e all’intimità, l’opinione pubblica ha manifestato più volte un orientamento chiaramente favorevole alla sua introduzione.

Indagine "A scuola di sentimenti" (Ufficio Studi Coop, 2025)

Il 78% degli italiani pensa che sia fondamentale che la scuola promuova iniziative e programmi dedicati all’educazione degli alunni alle relazioni (con partner, amici, coetanei…)

Il 70% è favorevole all’introduzione dell’educazione alle relazioni come materia scolastica obbligatoria (21% facoltativa).

Educazione “fai da te”

L’assenza di percorsi strutturati e sistemici di educazione sentimentale nelle scuole appare ancora più allarmante alla luce della difficoltà che molte famiglie incontrano nel colmare questo vuoto informativo

Secondo la recente indagine “La scuola degli affetti” dell’Ufficio Studi Coop, per 4 genitori su 5 le relazioni sentimentali sono un tema spinoso da affrontare con i figli, mentre un recente sondaggio condotto da Ipsos rileva come meno di un ragazzo su due tra gli 11 e i 24 anni affronta in famiglia argomenti legati all’intimità. Una rinuncia, quest’ultima, che nasce principalmente dal sentirsi a  disagio nell’affrontare l’argomento, dalla percezione di non averne bisogno o, più semplicemente, dal fatto che in molte case resta ancora un tabù.

In assenza di percorsi scolastici strutturati e di un dialogo continuativo con i propri genitori, molti giovani italiani si trovano a costruire il proprio percorso di educazione sentimentale in completa autonomia, spesso in modo frammentario e privo di coerenza. La loro principale fonte di informazione su sessualità e malattie sessualmente trasmissibile è il web, con tutti i rischi che ne conseguono (disinformazione, semplificazione, contenuti fuorvianti…), seguita, ma a notevole distanza da contenuti video, libri e riviste specializzate. 

Comportamenti a rischio e percezioni errate

Un percorso educativo privo di struttura e gradualità non solo lascia vuoti formativi, ma finisce per favorire e alimentare la diffusione tra giovani e giovanissimi di modalità disfunzionali e disorganiche di vivere la propria intimità.

La maggioranza dei giovani italiani tra i 14 e i 18 anni, con percentuali diverse tra ragazzi e ragazze, ritiene che tra i coetanei siano diffuse pressioni da parte del partner a vivere esperienze intime senza l’uso del preservativo, così come situazioni in cui ci si sente indotti ad avere rapporti contro la propria volontà, oltre a comportamenti a rischio quali episodi di binge drinking e il coinvolgimento in esperienze intime potenzialmente pericolose.

A rendere lo scenario ancora più a tinte fosche interviene un ulteriore fenomeno, che non riguarda direttamente i comportamenti, bensì la formazione di percezioni distorte della realtà: quasi un giovane su due ritenga che l’intimità sia sempre un’esperienza piacevole per entrambi i partner, mentre uno su quattro sia convinto che la pornografia rappresenti una raffigurazione realistica delle relazioni intime.

Giovani italiani convinti che l’intimità sia sempre piacevole per entrambi i partner

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