Chiedimi se sono felice
Il benessere percepito dagli italiani rimane distante da una condizione ottimale e assume forme sensibilmente diverse in relazione ai profili socio-demografici e agli ambiti della vita quotidiana
Il benessere percepito dagli italiani rimane distante da una condizione ottimale e assume forme sensibilmente diverse in relazione ai profili socio-demografici e agli ambiti della vita quotidiana
Già nel dicembre del 2025, quando ancora il conflitto in Iran non era scoppiato, gli italiani esprimevano giudizi duri nei confronti dei leader internazionali. In un globo che reimpara il lessico di guerra, tra frammentazioni e conflittualità.
Tra percorsi scolastici assenti e un dialogo familiare difficile, i giovani italiani si trovano a costruire da soli la propria educazione all’intimità, in modo frammentario e disorganico, alimentando comportamenti a rischio e percezioni distorte della realtà.
Pur mostrando un’evoluzione positiva nel lungo periodo, la sostenibilità degli italiani rimane fragile, sospesa tra valori ampiamente condivisi, pratiche non uniformi e un cammino che resta in larga parte incompiuto.
Molta disillusione e poco entusiasmo. Gli italiani che si affacciano sul 2026 sembrano immergersi in un bagno di realtà che li mette a diretto contatto con un mondo ostile. In un simile contesto difficile ipotizzare un qualche dinamismo dei consumi in un'Italia delle piccole cose, dove la wish list per il nuovo anno si riempie di frugalità e di tanti “vorrei ma non posso”. Così la casa continua ad essere il luogo del cibo e questo lo strimento primario di benessere. Innovazione e più tempo tra i fornelli sono le parole chiave della tavola 2026 degli italiani, fatta di alimenti salutari, semplici, autentici.