La spesa familiare come specchio di un’Europa divisa
Nel confrontare tra loro le performance dei 27 Paesi dell’Unione Europea accade spesso di imbattersi in uno scenario tutt’altro che uniforme, segnato da differenze tanto profonde da apparire difficili se non impossibili da colmare, quanto meno nell’immediato futuro. In tal senso, La spesa delle famiglie rappresenta un chiaro indicatore di questa frammentarietà, in relazione alle risorse destinate all’acquisto di beni e servizi, alla composizione merceologica della spesa e, non ultimo, al costo della vita.
La classifica dei 27 Paesi UE per valore della spesa annua pro-capite delle famiglie, vede, infatti, saldamente in testa il Lussemburgo, con un vantaggio notevole sulle dirette inseguitrici (Danimarca e Austria). Scendendo in classifica troviamo la Germania al sesto posto, la Francia al decimo e l’Italia all’undicesimo, poco al di sopra della media UE. Nei Paesi dell’Est Europa le famiglie spendono, mediamente, cifre di gran lunga inferiori (fino ad un minimo 8.700€ in Bulgaria, oltre 30.000€ in meno rispetto ad una famiglia che vive in Lussemburgo).
La spesa annua pro-capite delle famiglie italiane è di poco inferiore rispetto a quella delle famiglie francesi e svedesi, mentre il divario cresce man mano che si sale in classifica (+19% in Germania, +26% in Austria, +30% in Danimarca, +91% in Lussemburgo). Anche rispetto ai Paesi in fondo alla classifica il divario è ampio: le famiglie residenti in Bulgaria, Ungheria e Romania spendono mediamente la metà rispetto ad una italiana.
Tuttavia, esprimendo i valori di spesa annua pro-capite in termini reali – in modo da tener conto del diverso costo della vita (vedi nota metodologica in fondo all’articolo), la classifica cambia sensibilmente: l’Italia sale di diverse posizioni (al pari di Paesi Bassi, Croazia, Malta e Portogallo), complice un costo della vita relativamente inferiore sia alla media UE che a quella di altri Paesi (tra cui Svezia, Belgio e Francia), mentre il prezzo più alto di beni e servizi penalizza soprattutto la Danimarca, l’Irlanda, l’Estonia e la Finlandia; contestualmente, le distanze tra l’Italia e gli altri Paesi UE si riducono, con il Lussemburgo ancora in vetta e in netto vantaggio ma con uno scarto inferiore ed i Paesi dell’Est che recuperano terreno.
Stessa spesa, costo diverso
Oltre alla spesa, anche il costo della vita rappresenta dunque un elemento di marcata differenziazione tra i Paesi dell’UE. Per comprenderne appieno la portata, è sufficiente stimare quanti soldi servirebbero alle famiglie straniere per acquistare ciò che in Italia si può comprare con 100€.
I risultati, riportati nel grafico a destra, rilevano come: in 15 Paesi dell’UE ne basterebbero meno, dai 60€ nei Paesi dell’Est Europa ai 95€ della Repubblica Ceca e Cipro); negli altri 11 ne servirebbero di più, da pochi euro (Germania 111€, Francia 115€) fino a superare il 40% in più (Danimarca 148€, Irlanda 141€).
La Regione come ulteriore fattore di discontinuità
La frammentarietà della spesa delle famiglie appare ancora più evidente se dal confronto nazionale si passa a quello sub-nazionale. Nel caso specifico, il benchmark è stato effettuato integrando tra loro i dati di contabilità nazionale su 26 Paesi UE con quelli di contabilità territoriale delle 20 Regioni italiane, per un totale di 46 territori.
La Valle d’Aosta è l’unica Regione italiana a superare la soglia dei 30.000€ di spesa annua pro-capite delle famiglie, il 43% in più rispetto alla media nazionale – un dato simile a quello della Danimarca e che la mette in condizione di raggiungere il secondo posto in classifica. Seguono, a distanza, il Trentino Alto Adige (27.100€, +28% rispetto alla media nazionale, valore simile all’Austria, 4° posto in classifica), l’Emilia Romagna e la Lombardia (rispettivamente 24.200€ e 24.100€, +14% rispetto alla media nazionale, valori simile al Belgio, 10° e 12° posto in classifica).
Le famiglie delle altre Regioni del Nord Italia e della Toscana, sostengono una spesa pro-capite superiore alla media nazionale, equiparabile a quella dei Paesi del Nord Europa (Austria, Belgio, Finlandia e Svezia), mentre nel Lazio e in Veneto il surplus si riduce e il valore della spesa diventa più simile a quello delle famiglie francesi.
La spesa annua pro-capite delle famiglie in Umbria, Marche e in tutte le Regioni del Mezzogiorno è inferiore alla media nazionale ed assimilabile a quella di Paesi dell’Europa meridionale (Cipro, Malta, Spagna, Portogallo, Croazia) e, in un solo caso (Puglia) della Slovenia.
La Valle d’Aosta raggiunge il primo posto in classifica, con una spesa annua pro-capite a parità di potere d’acquisto di 30.000€ (+42% rispetto alla media nazionale, valore simile al Lussemburgo), mentre il Trentino Alto Adige al terzo (27.100€, +28% rispetto alla media nazionale, valore simile all’Austria).
Le altre Regioni del Nord Italia e la Toscana salgono di diverse posizioni nel ranking (Piemonte ed Emilia Romagna su tutte) rientrando nella top10, mentre quelle del Centro Italia registrano valori di spesa in linea con la media nazionale, ma migliorano comunque il loro posizionamento.
Per il Mezzogiorno il confronto a parità di potere d’acquisto è penalizzante: il gap rispetto alla spesa media annua pro-capite rilevata a livello nazionale si riduce, per effetto di un costo della vita relativamente inferiore, ma in misura contenuta; la spesa delle famiglie nei principali Paesi dell’Est Europa (Slovenia, Polonia, Romania) cresce, per via dei prezzi più bassi, portandoli su livelli analoghi a quelli delle Regioni del Mezzogiorno, che, al contrario, mantengono la loro posizione o, il più delle volte, scendono ulteriormente in classifica.
Lo stesso confronto in valori nominali e reali (a parità di potere d’acquisto) è stato replicato circoscrivendo l’analisi ai soli valori di spesa relativa ai generi alimentari e alle bevande analcoliche. I risultati, riportati nel grafico sotto, rilevano, tra gli altri: differenze meno marcate tra i territori, sia a livello nazionale (Paesi UE) che sub-nazionale (Regioni italiane); il posizionamento nella parte alta della classifica di molte Regioni del Mezzogiorno (in primis la Campania e il Molise, rispettivamente al primo ed al terzo posto a parità di potere d’acquisto), mentre diverse Regioni del Nord scendono nel ranking (su tutti il Trentino Alto Adige e il Veneto); una maggiore eterogeneità nell’area geografica di appartenenza dei Paesi con valori di spesa più simili.
Nota metodologica
L’analisi è stata condotta a partire dai dati di contabilità nazionale – per i Paesi UE – e territoriale – per le Regioni italiane – relativi alla spesa delle famiglie, successivamente espressa in valori pro-capite (per abitante), nominali (euro correnti) e reali (a parità di potere d’acquisto (Purchasing Power Parity – PPP). La metodologia è stata applicata sia alla spesa complessiva per beni e servizi che a quella relativa ai soli generi alimentari e bevande analcoliche per tutti i 47 territori presi in esame (27 Paesi UE e 20 Regioni italiane).
Purchasing Power Parity (PPP)
Il PPP è un indice statistico che consente di misurare quanto “valgono” realmente i soldi, misura quante cose puoi comprare con una certa somma di denaro in ciascun territorio tenendo conto del livello dei prezzi locali. Un valore dell’Indice superiore a 1 vuol dire che i prezzi nel territorio considerato sono più alti rispetto al territorio di riferimento (nella presente analisi la media Italia), quindi il costo della vita è maggiore; un valore dell’Indice uguale a 1 indica un costo della vita sostanzialmente equiparabile a quella del territorio di riferimento; un valore dell’indice inferiore a 1 vuol dire che i prezzi sono più bassi ed il costo della vita inferiore.
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