Pur mostrando un’evoluzione positiva nel lungo periodo, la sostenibilità degli italiani rimane fragile, sospesa tra valori ampiamente condivisi, pratiche non uniformi e un cammino che resta in larga parte incompiuto.

Consapevolezza mainstream (con riserva)

Alla luce di uno scenario geopolitico internazionale sempre più instabile e di un quadro socio-economico nazionale tutt’altro che roseo, non sorprende che nel dibattito pubblico italiano il tema della sostenibilità sia sempre meno ricorrente e centrale. Tuttavia, almeno per il momento, la minore attenzione mediatica non sembrerebbe aver scalfito la sensibilità dei cittadini, che resta alta, alimentata dalla consapevolezza, ormai largamente condivisa, di essere parte della soluzione, oltre che del problema.

Allo stesso tempo, il rapporto degli italiani con la sostenibilità continua ad essere articolato e tutt’altro che uniforme, con differenze significative che emergono già sul piano valoriale: dei nove italiani su dieci che riconoscono l’importanza di adottare uno stile di vita sostenibile, solo sei ne sono pienamente convinti, mentre gli altri lo sono solo parzialmente.

Italiani che riconoscono l’importanza di adottare uno stile di vita sostenibile

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Tra il dire … e il fare

A questo primo elemento di disomogeneità legato alla sfera valoriale se ne aggiunge un secondo, che si manifesta nel passaggio tra i principi dichiarati alle pratiche quotidiane: la propensione all’adozione concreta di stili di vita e comportamenti sostenibili assume gradazioni differenti, configurando profili ben distinti – tra “sostenitori”, “aperti”, “scettici” e “indifferenti” – la cui distribuzione all’interno della popolazione è, peraltro, rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi anni.

La “gerarchia” della sostenibilità

Il terzo ed ultimo livello di disomogeneità appartiene anch’esso alla sfera comportamentale e riguarda la diffusione di atteggiamenti e pratiche sostenibili nei diversi ambiti della quotidianità.

Nelle primissime posizioni di quella che potremmo definire una “gerarchia” della sostenibilità troviamo tutti quegli ambiti, tra cui alimentazione, casa e vacanze, in cui atteggiamenti e scelte orientate alla sostenibilità risultano diffusi e consolidati tra gli italiani, sebbene ancor lontani da uno scenario ottimale.

La maggioranza degli italiani dichiara di impegnarsi nella riduzione dello spreco alimentare (67%), un dato in lieve flessione rispetto al 2021 (71%). Meno della metà degli intervistati (44%) è disponibile a ridurre il consumo di carne rossa come contributo alla mitigazione del riscaldamento globale.

Il 57% degli italiani afferma di adottare comportamenti virtuosi all’interno della propria abitazione, come spegnere le luci non necessarie o evitare sprechi d’acqua. Una quota analoga (55%) considera l’efficienza energetica un criterio rilevante nella ricerca e nell’acquisto di una nuova casa.

Su una scala da 1 (per niente) a 10 (totalmente), il valore medio di interesse degli italiani per l’ecoturismo è di 7,8, in calo rispetto all’8,4 registrato nel 2021. Inoltre, poco meno di sei italiani su dieci (59%) dichiarano di considerare la sostenibilità nelle scelte di viaggio e nella pianificazione delle vacanze.

In una posizione intermedia della gerarchia, con un distacco notevole dalle primissime posizioni, si collocano ambiti quali la mobilità e le scelte di acquisto, nei quali il coinvolgimento degli italiani risulta più fragile e discontinuo. In questi casi, infatti, l’adesione a pratiche orientate alla sostenibilità tende a ridursi sensibilmente, collocandosi, almeno sul piano delle dichiarazioni, al di sotto della soglia di maggioranza.

In fondo alla gerarchia troviamo, infine, tutti quegli ambiti, come gli investimenti, nei quali la sostenibilità è ancora in una fase embrionale, coinvolge una minima percentuale di italiani, pur avendo un grande potenziale di crescita e sviluppo.

Quasi un italiano su due (47%) si dice disponibile ad usare mezzi alternativi all’auto per contribuire a limitare il riscaldamento globale. Una percentuale analoga (45%) pensa di spostarsi più spesso a piedi nel 2026, il 30% in bicicletta ed il 20% con i mezzi pubblici. L’auto privata rimane, tuttavia, la scelta più ricorrente per gli spostamenti quotidiani (utilizzata dal 77% degli italiani).

Un terzo degli italiani (32%) è intenzionato a focalizzare maggiormente gli acquisti esclusivamente su ciò che è necessario, eliminando il superfluo, mentre il 30% pensa di ricorrere più spesso alla riparazione di oggetti piuttosto che alla loro sostituzione in caso di guasti o rotture. Tuttavia, in entrambi i casi si tratta di dichiarazioni di principio e buoni propositi e non di pratiche già consolidate.

Solo il 10% degli italiani ha fatto investimenti etici e sostenibili – a fronte del 49% che li prenderebbe in considerazione se dovesse investire i propri risparmio –  e meno di un 18-35enne su cinque riconosce alla sostenibilità un ruolo nelle scelte finanziarie.

Buoni auspici

Nel complesso, almeno sulla base dei risultati delle più recenti indagini campionarie, il rapporto degli italiani con la sostenibilità appare indubbiamente imperfetto, con un distacco notevole tra buoni propositi e attitudini reali, un grande potenziale inespresso – in alcuni ambiti più che di altri – e, in alcuni casi, un arretramento di comportamenti e atteggiamenti sostenibili. L’auspicio è che nell’immediato futuro cittadini, imprese e istituzioni possano contribuire a dare nuovo impulso al percorso intrapreso, avvicinando il Paese ad un modello di sostenibilità più esteso e trasversale rispetto a quello attuale.