La salute mentale degli italiani mostra un progressivo declino, accompagnato da un aumento dei costi sanitari ed economici. Tuttavia, nonostante persistano stigma e pregiudizi, si registra una crescente consapevolezza del problema e una maggiore propensione a cercare supporto professionale.

Italiani lontani da uno stato di salute mentale ottimale

I grandi cambiamenti che attraversano la società italiana toccano ogni sfera, compresa quella della salute mentale, non solo nel modo in cui le persone la percepiscono, ma anche nelle modalità con cui il sistema sanitario e sociale si sta riorganizzando per rispondere a nuovi bisogni. Soffermandosi in particolare sulla dimensione del percepito, un recente sondaggio internazionale condotto da AXA ha messo in luce come, tra le principali economie mondiali, l’Italia sia quella che registra la più bassa quota di cittadini che definirebbero il proprio stato di salute “ottimale” (solo il 17% della popolazione adulta, a fronte del 25% rilevato in Spagna e Germania, del 30% in Francia e Stati Uniti e del 37% in Cina), compensata da una più alta percentuale di chi si dichiara soddisfatto (35%  vs. 28% in Cina) o che lo considera “carente” (34% vs. 26% in Cina). C’è poi chi, e non sono certo pochi (un italiano su 7), è ancora più pessimista e definirebbe il suo stato di salute totalmente “compromesso”. Un dato certamente preoccupante, anche se – per magra consolazione – non tra i più alti: in Germania, ad esempio, si arriva al 18%.

 

Il confronto temporale, poi, suona come un ulteriore campanello di allarme, in virtù del calo, seppur marginale, della quota di italiani con uno stato di salute “ottimale” (nel 2022 era del 20%, 3 punti percentuali in più rispetto al dato attuale).

Dalla consapevolezza del problema alla richiesta di aiuto

Sempre rimanendo nella sfera del percepito, è interessante rilevare come gli italiani si mostrino sempre più consapevoli sia della portata del problema che della sua crescente diffusione: attualmente, il 35% dei cittadini individua nella salute mentale il principale problema di salute che le persone affrontano in Italia, una percentuale di gran lunga superiore a quella rilevata appena tre anni fa, nel 2022 (10%).

In un contesto come quello descritto, non sorprende che un numero crescente di persone scelga di affrontare ansie e difficoltà legate alla propria salute mentale affidandosi a un professionista: il 37% dichiara, infatti, di aver intrapreso un percorso con uno psicologo o un coach – una percentuale che sale al 46% tra i giovani della GenZ ed i Millenials mentre scende al 22% tra i Baby Boomers; il 46% pensa che la terapia sia uno strumento essenziale per il benessere personale; una quota decisamente più ridotta, ma comunque significativa (16%), sarebbe, infine, disposta a rivolgersi non a una persona reale, bensì all’Intelligenza Artificiale per ottenere supporto psicologico ed emotivo e superare un momento di difficoltà.

 

Sistema sanitario ed economico sotto pressione

Oltre all’impatto sulla psiche e sulla percezione individuale, la diffusione di disturbi più o meno gravi legati alla salute mentale comporta un costo rilevante per l’intero Sistema-Paese, sia dal punto di vista sanitario che economico: secondo i più recenti dati diffusi dal Ministero della Salute, nel 2023 i Dipartimenti di salute mentale italiani hanno assistito 860mila utenti psichiatrici, con una crescita del 10% rispetto al 2022, mentre si stima che il costo diretto e indiretto dei disturbi mentali per il nostro Paese sia di almeno 20 miliardi di € (il 3,3% del PIL).

Utenti psichiatrici assisti
0 mila
Costo economico
0 mrd€

Ancora prigionieri dei pregiudizi

Mentre la salute mentale degli italiani mostra segni di fragilità e cresce il numero di chi sceglie di affidarsi a un professionista per affrontare il disagio, attorno al tema della salute mentale persiste, in Italia come altrove, una zona d’ombra fatta di pregiudizi e stereotipi, difficile da scardinare. Basti pensare che, secondo un recente sondaggio condotto da UnoBravo, quasi un italiano su due (44% del campione) pensa che i problemi di salute mentale siano ancora visti come una forma di debolezza personale, mentre ancora troppo spesso, nel confronto con chi vive un disagio mentale, si ricorre a luoghi comuni che finiscono per minimizzare la reale portata del problema.