Il mondo entra nel 2026 con pochi leader capaci di ispirare fiducia e molti perfettamente in grado di suscitare perplessità. Pedro Sánchez guida il lato positivo con il 65%, seguito da Keir Starmer al 47% e Xi Jinping al 43%; sul versante opposto, Benjamin Netanyahu raggiunge il 90% di valutazioni negative, davanti a Vladimir Putin all’85% e Donald Trump all’83%. È un atlante del potere contemporaneo in cui l’influenza non coincide più con l’autorevolezza e spesso nemmeno con la legittimazione.
Tra gli opinion leader italiani, il 98% prevede nei prossimi 3-5 anni un aumento della diffusione dell’intelligenza artificiale. Subito dopo compaiono riarmo e spesa militare al 97%, debito pubblico globale all’88%, flussi migratori all’83% e conflitti militari al 78%.
Sul fronte opposto, il 71% si aspetta un calo di democrazia e stato di diritto, il 66% della stabilità dei mercati finanziari e valutari, il 54% della cooperazione internazionale, il 45% del commercio internazionale e il 34% dell’integrazione europea. Il quadro generale è coerente con la valutazione della stabilità globale: su una scala da 1 a 10, il punteggio medio passa da 3,7 nel 2019 a 5,8 nel 2025, con una previsione a 5,5 nel 2030. Il 18% degli opinion leader italiani teme inoltre l’inizio di un conflitto su scala globale.
Il riarmo emerge come uno degli assi centrali. La spesa militare globale raggiunge 2,7 trilioni di dollari, in aumento del 17% rispetto al 2022. I primi tre paesi per spesa sono Stati Uniti con 968 miliardi di dollari, Cina con 318 e Russia con 151. Seguono Germania con 86, India con 84, Arabia Saudita con 79, Regno Unito con 77, Ucraina con 67, Francia con 63 e Giappone con 58. Tra gli opinion leader italiani, il 97% prevede una crescita della spesa militare, il 78% un aumento dei conflitti nei prossimi 3-5 anni e l’86% si dichiara favorevole allo sviluppo di un sistema di difesa europeo.
Le indagini registrano anche un cambiamento nel commercio internazionale. Per il 53% gli effetti delle tensioni commerciali indicano un progressivo declino della globalizzazione; per il 32% si tratta di effetti strutturali e per il 30% di effetti congiunturali. Il 45% degli opinion leader italiani teme un calo del commercio internazionale nei prossimi 3-5 anni.
Tra le imprese esportatrici, le aspettative di calo delle esportazioni nel 2025 passano dal 21% al 51%, con un aumento di 39 punti percentuali. Il 71% prevede inoltre un passaggio verso fornitori nazionali o reshoring nei prossimi due anni. La quota sale al 74% in Cina e al 79% negli Stati Uniti.
Sul piano del clima sociale, guerre e conflitti sono indicati come principale fattore di pessimismo dal 37% dei cittadini, davanti a cambiamenti climatici al 24%, tensioni geopolitiche al 17%, immigrazione al 16% ed economia globale al 15%. Nel complesso, i dati segnalano una percezione diffusa di maggiore disordine internazionale, crescita della spesa per la difesa e minore apertura degli scambi.
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