Il mercato del lavoro italiano si arricchisce di profili diversi: dai “new workers” maturi ai giovani “poliworkers”, fino ai pensionati che restano attivi. Ma dietro la varietà emergono fragilità: precarietà per gli under 35, necessità per gli over 65, esclusione per troppe donne intrappolate tra part-time involontario e carichi familiari. Il lavoro cresce, ma resta diseguale. La sfida per imprese e politica è trasformare questo mosaico
in un sistema inclusivo, capace di valorizzare competenze eterogenee e ridurre divari che frenano il Paese. Il mercato del lavoro italiano non è mai stato così affollato e al tempo stesso così frammentato. Accanto ai “new workers” tra i 45 e i 64 anni – uomini istruiti, spesso dipendenti, la cui esperienza resta preziosa – emergono i “poliworkers” under 35, che combinano più occupazioni in cerca di reddito e identità. E, in parallelo, cresce il numero di pensionati che continuano a lavorare, spinti tanto dal bisogno economico quanto dal desiderio di restare attivi. È un mosaico inedito, che racconta un Paese in trasformazione, ma anche in tensione.
Il lavoro oggi non si misura più solo in termini di occupazione, ma di qualità e condizioni. La fluidità dei giovani, che alternano impieghi e incarichi brevi, riflette la “modernità liquida” descritta da Bauman: identità mobili, frammentate, senza confini netti. Ma dietro la retorica della flessibilità c’è il rischio della precarietà permanente, la stessa narrata da Paolo Virzì in Tutta la vita davanti. Avere più lavori non
sempre significa libertà: spesso è la necessità di combinare redditi insufficienti. All’altro stremo della piramide, gli “old new workers” segnalano un cambio culturale: la pensione non è più un confine netto, ma una transizione. Se da un lato la loro esperienza aiuta le imprese, dall’altro rivela un Paese che chiede ai propri anziani di restare produttivi, perché le tutele e i redditi da pensione spesso non bastano.
In mezzo a queste traiettorie, il grande assente resta l’universo femminile. L’Italia continua a pagare il prezzo di un modello che penalizza le donne. Il part-time involontario colpisce soprattutto loro: non una scelta, ma una necessità dettata da mancanza di servizi e rigidità organizzative. Quasi metà delle 2,5 milioni di inattive resta fuori dal mercato per responsabilità di cura familiare. È un dato che dice tutto sulla persistente asimmetria tra generi. E le interruzioni di carriera per gravidanza o esigenze domestiche ampliano un divario che pesa sul reddito, sulla pensione e sull’indipendenza economica. Come ricordava Virginia Woolf, “una donna deve avere soldi e una stanza tutta per
sé per poter scrivere”. Oggi, in Italia, troppe donne non hanno né l’uno né l’altra. E non si tratta solo di emancipazione individuale: è una perdita di capitale umano che riduce la competitività del Paese intero.
Il risultato è un paradosso: cresce la varietà dei profili lavorativi, ma si allarga la forbice delle disuguaglianze. Ci sono i giovani che inseguono più impieghi, i senior che non possono permettersi di fermarsi, le donne che faticano a entrare o restare nel mercato. L’occupazione si arricchisce di forme nuove, ma senza un ripensamento delle regole rischia di restare un patchwork disordinato, incapace di garantire equità.
Per le imprese, questa complessità è una sfida: attrarre e trattenere talenti significa riconoscere percorsi diversi, valorizzare competenze eterogenee, costruire modelli di lavoro più inclusivi. Per la politica, la partita è ancora più cruciale: ridurre il peso delle disuguaglianze di genere, sostenere i giovani senza condannarli alla precarietà, accompagnare i senior con strumenti di welfare adeguati.
Il futuro del lavoro in Italia non sarà mai monolitico: sarà fatto di poliworkers, di new workers maturi, di old new workers, di donne che chiedono opportunità reali. Ma la domanda che resta aperta è se questo mosaico diventerà un disegno armonico o resterà una collezione di frammenti. In un mondo che corre, non basta avere più lavoro: serve avere un lavoro che valga.
Testo tratto dall’Anteprima Digitale Rapporto Coop 2025
Condividi:
- Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
- Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
- Condividi su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
- Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
- Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
- Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
- Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa