Il giudizio degli italiani migliora, ma non abbastanza
Secondo una delle rilevazioni internazionali più accreditate sul tema della felicità, il World Happiness Report, nell’ultimo decennio il giudizio espresso dagli italiani sulla propria vita è andato, seppur marginalmente, migliorando. Il voto medio di soddisfazione è, infatti, cresciuto di alcuni decimali, fino a raggiungere il punto più alto nel 2023-2025 (6,57). Un segnale indubbiamente positivo, che, tuttavia, non si traduce ancora in un posizionamento particolarmente brillante nel confronto internazionale. L’Italia si colloca, infatti, al 38° posto in classifica, lontano dai Paesi ai vertici (Finlandia, Islanda, Danimarca e Costa Rica), sensibilmente dietro a Germania, Stati Uniti e Regno Unito ed in linea con Francia e Spagna.
Oltre a non essere particolarmente rassicurante, il valore medio appena citato rischia di restituire una lettura eccessivamente sintetica di una realtà ben più ricca di sfumature.
Secondo un’elaborazione condotta dall’Ufficio Studi Coop a partire dai dati Istat, solo il 19% degli italiani si dichiara, infatti, pienamente soddisfatto della propria vita nel complesso, mentre il 57% lo è abbastanza ed il residuo – si fa per dire – 26% lo è poco o per niente.
Gap generazionali e territoriali, più che di genere
Un altro esempio calzante di queste sfumature è il modo in cui il giudizio sulla vita espresso dagli italiani cambia in base a generazioni e territori.
La percentuale di under-20 che si dichiara molto soddisfatto della vita è decisamente più alta rispetto a quella degli insoddisfatti. Tra i 20 ed i 24 anni, il vantaggio si riduce a pochi punti percentuali, mentre a partire dai 25 il quadro cambia radicalmente: gli insoddisfatti sorpassano i molto soddisfatti, mantenendo un buon margine di vantaggio all’avanzare dell’età.
Con riferimento ai territori, in Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta poco più di un residente su quattro si dichiara molto soddisfatto della vita nel complesso. Ma man mano che si scende lungo lo stivale, l’area di insoddisfazione tende a crescere, arrivando a superare la soglia del 25% in Sicilia, Campania, Puglia e nel Lazio.
A differenza di quanto osservato in relazione a generazioni e territori, nel giudizio complessivo sulla vita le distanze tra uomini e donne sono molto contenute, nell’ordine di pochi punti percentuali e con un lieve vantaggio maschile. Un dato che per molti versi sorprende, se si considerano le maggiori difficoltà che ancora segnano il vissuto quotidiano delle donne, tra impegni familiari più gravosi, condizioni lavorative meno favorevoli e una più diffusa fragilità economica.
Negli affetti si trova la felicità, nell’economia il suo lato più fragile
Il quadro si fa ancora più complesso quando dal giudizio complessivo si passa a quello espresso sui diversi ambiti della vita.
La piena soddisfazione supera l’insoddisfazione in soli tre ambiti: le relazioni familiari, che si confermano il terreno più solido (circa un terzo degli italiani le giudica pienamente appaganti e solo il 10% negativamente); la sicurezza personale e le amicizie (dove però il vantaggio si riduce a soli 5 punti percentuali).
Sul lavoro e sulla salute è quasi un testa a testa, con gli insoddisfatti in leggero vantaggio, Negli altri ambiti rilevati – tempo libero, situazione ambientale e condizione economica – prevale un orientamento marcatamente negativo. Le maggiori criticità riguardano proprio la percezione della situazione economica personale, in relazione al quale quasi la metà degli italiani si dichiara insoddisfatta e appena il 5%, esprime piena soddisfazione.
Le Regioni della felicità
Un modo per spingersi più in profondità nell’analisi, consiste nell’incrociare le due dimensioni fin qui considerate – il profilo individuale e i diversi ambiti della vita.
Un approccio che ha permesso, tra le altre cose, di costruire una mappa territoriale della felicità, nel migliore degli scenari possibili (piena soddisfazione), mettendo a confronto le performance delle Regioni e facendone emergere con chiarezza punti di forza e debolezza.
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