Dalla ricerca del benessere alle scelte nel carrello, cresce la voglia degli italiani di prodotti “senza”. E il trend non sembra destinato a fermarsi.

Il benessere guida le scelte alimentari

La ricerca del benessere occupa uno spazio sempre più importante nel rapporto degli italiani con il cibo e nelle scelte che compiono ogni giorno a tavola. Secondo l’Anteprima Digitale del Rapporto Coop 2026, nei prossimi 12/18 mesi sarà infatti il secondo fattore in grado di orientare gli acquisti di cibo e bevande, preceduto soltanto dal risparmio e con un ampio margine di vantaggio rispetto agli altri driver, dal piacere alla sostenibilità fino al servizio.

Un fattore chiave nelle scelte di consumo, trasversale al genere e alle diverse fasce d’età e che si rafforza nella upper class, dove sale al primo posto tra i criteri di acquisto, arrivando a scalzare persino il risparmio.

Un trend che vale miliardi

L’orientamento al benessere alimenta cambiamenti nelle scelte di acquisto e nelle abitudini alimentari quotidiane degli italiani, tra cui spicca il crescente interesse per l’universo dei prodotti “senza”, siano essi cibi o bevande. Secondo una recente rilevazione condotta dalla Commissione Europea, il consumo di alimenti senza zucchero e di cibi meno processati è tra i principali comportamenti che gli italiani associano a un’alimentazione sana, oltre ad essere gli unici due atteggiamenti che guadagnano importanza, a fronte di una minore attenzione attribuita al consumo di frutta e verdura e di alimenti con meno grassi.

Una sensibilità che trova conferma anche nel carrello della spesa. Nei canali Iper, Super e Libero Servizio del Largo Consumo Confezionato, le vendite di alimenti e bevande che riportano in etichetta o sul packaging claim associati ad assenza / ridotta presenza di zuccheri e a cibi non ultra processati hanno raggiunto gli 8,3 miliardi di euro, arrivando a rappresentare un quinto della spesa complessiva. 

Vendite 2025
0 mrd €
Incidenza su LCC
0 %

 

A guidare questo mercato sono soprattutto i prodotti “senza conservanti”, che con 3 miliardi di euro sono in assoluto i più venduti. Seguono, a distanza, gli alimenti con “pochi zuccheri”, con vendite per 1,7 miliardi di euro, mentre “senza zuccheri aggiunti” e “senza coloranti” si attestano entrambi intorno al miliardo. Al di sotto di questa soglia si collocano, infine, i prodotti senza additivi, glutammato, polifosfati e grassi idrogenati.

Meno zucchero nel bicchiere

Con particolare riferimento al comparto delle bevande, gli italiani mostrano una spiccata predilezione per l’acquisto e il consumo di prodotti privi o a ridotto contenuto di zucchero. La sua assenza rappresenta, infatti, uno dei principali driver nella scelta delle bevande analcoliche (ancora distante dai due fattori decisivi – il gusto e la capacità dissetante – ma ormai sullo stesso piano di caratteristiche quali l’italianità e il ridotto apporto calorico), mentre un consumatore su due ricerca attivamente bevande analcoliche a ridotto contenuto di zuccheri.

Una propensione che, va sottolineato, non riguarda soltanto la spesa domestica, ma si estende anche ai consumi fuori casa: al bar, un italiano su tre preferisce ordinare bevande analcoliche light o senza zucchero. E il fenomeno appare ancora più marcato tra le nuove generazioni, tanto che nella Gen Z questa quota raggiunge il 50%. Un dato che suggerisce come il “senza zucchero”, soprattutto tra i più giovani, stia progressivamente entrando nelle abitudini di consumo, anche nei momenti più conviviali e informali.

Una corsa destinata a continuare

Se, come abbiamo visto, il benessere è destinato ad avere un peso crescente nelle scelte alimentari degli italiani, lo stesso sembra valere per quell’universo dei “senza” che di questa attenzione rappresenta una delle espressioni più evidenti. 
Nell’indagine campionaria condotta da Coop nell’agosto di quest’anno, quasi tre italiani su quattro prevedono di ridurre il consumo di alimenti ultra-processati nei prossimi 12-18 mesi. Una quota di poco inferiore intende fare altrettanto con alimenti e bevande contenenti aromi e dolcificanti artificiali e zuccheri. E, proprio come accade più in generale per il benessere alimentare, anche guardando al futuro la propensione verso il “meno” e il “senza” non appare uguale per tutti. A fare la differenza sono ancora una volta l’età e lo status economico: l’intenzione di ridurre queste tipologie di prodotti si rafforza infatti tra i Baby Boomers e tra gli appartenenti all’upper class.