Alle soglie delle riaperture del Paese, abbiamo chiesto ai nostri esperti se il gender gap è un tema da affrontare e come farlo

Che il divario di genere si sia accresciuto durante i lunghi mesi della pandemia è un fenomeno condiviso ormai da molti analisti, ma quantificare quanto tutto questo stia incidendo nella società italiana è più difficile. Per provarci lo abbiamo chiesto ai nostri esperti (imprenditori, amministratori delegati, direttori, liberi professionisti, opinion leader e market maker).

Per 6 su 10, il genere femminile si trova a fare fronte a nuovi svantaggi derivanti dalla pandemia, già che per oltre la metà dei nostri executive il divario di genere è aumentato drasticamente nel 2020.

Allo stesso modo, interrogati sulle chance che si hanno ora che si parla di ripartenza, solo il 15% degli esperti sostiene che le donne abbiano maggiori chance di tornare per prime agli standard pre Covid. Il restante 85% sceglie invece gli uomini.

E rompere il tetto di cristallo sembra una strada ancora molto lunga. Per i nostri executive, la prima dimensione su cui fare leva per la riduzione del divario di genere è l’occupazione. Il lavoro femminile in termini di accesso, retribuzione e non solo, è il punto di partenza per il 72%. Poi il welfare come servizi alle famiglie e alle donne, politiche di inclusione o di non discriminazione. E poi ancora l’economia cioè sostegno ai redditi o incentivi ai consumi.

Perché il rilancio del Paese passa dalla eliminazione del gender gap per 9 executive su 10. In un’ottica di rilancio dell’Italia, il 49% degli esperti ritiene che proprio la riduzione della differenza di genere sia una priorità assoluta, il 40% parla di un aspetto importante e solo l’11% lo definisce marginale.

In sostanza i nostri esperti sembrano convinti che sia il momento di dare il via allo #shecentury.