Più economici, meno inquinanti e quindi anche più in salute. La tecnologia potrebbe migliorare di molto la qualità della nostra vita nei prossimi decenni grazie all’internet delle cose, cioè quell’ insieme di dispositivi che sono in grado di elaborare delle informazioni senza l’assistenza dell’uomo. Lo smartwatch che attiva con un solo comando la caldaia a casa, mentre noi siamo a lavoro è un dispositivo che rientra nella categoria. Ma all’interno di questo nuovo mondo ci sono molti altri oggetti, non solo “indossabili” (wearable), ma anche di arredo, come il frigorifero intelligente o la luce a basso consumo che si spegne a comando, e mobili come il tom tom che ci aiuta nel traffico. E gli italiani, in materia, sembrano essere il popolo più all’avanguardia d’Europa.

iotrobot

Eurobarometro certifica che nel 2015, l’Italia era la prima nazione nella classifica dell’uso domestico dei robot e un italiano su tre dice di sentirsi a proprio agio nell’ utilizzo di questi dispositivi. Allo stesso modo, secondo uno studio Cisco del 2015, nel mondo sono già connessi 8 miliardi di dispositivi, più di uno per ogni abitante della Terra e se ne prevedono 50 miliardi nel 2020. L’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, ha registrato che nel 2014 in Italia, si contano 8 milioni di oggetti connessi attraverso la rete (+33% rispetto al 2013), per un valore di mercato di 1,15 miliardi di euro. E Doxa dimostra che nel 2015, un italiano su due voleva acquistare nuovi dispositivi tecnologici intelligenti, con preferenze per quelli che si occupano di sicurezza della casa (47% degli intervistati), del risparmio energetico (46%) e della gestione da remoto degli elettrodomestici.

Una tecnologia che si può applicare anche ai luoghi in cui abitiamo. Le “smart city” sono città che utilizzano le nuove tecnologie nella gestione dei servizi e che attraverso innovazioni come illuminazione pubblica intelligente, gestione della mobilità, raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi  riescono a risparmiare sui costi. La società di ricerche Ref stima che, con l’utilizzo di queste tecnologie, ogni anno si potrebbero spendere 4 miliardi di euro in meno, tagliare 7 milioni di tonnellate di emissioni di anidride carbonica e ogni cittadino potrebbe evitare 5 giorni l’anno di traffico.