Abbiamo perso un figlio

Se la fecondità fosse stata quella del 1965, nel 2015 sarebbero nati mezzo milioni di italiani in più. E anche se oggi siamo più ricchi, gli italiani sembrano abdicare sempre più spesso all’idea di costruire una famiglia numerosa, come invece avevano fatto i loro padri e i loro nonni

Sono bastati 50 anni perché ogni famiglia italiana perdesse un figlio. Nel 1965 una donna dava alla luce in media 2,7 bambini. Nel 2015 siamo scesi a 1,35. A metà degli anni ’60 era già iniziata la lenta discesa del tasso di fecondità degli italiani. Un trend che tutt’oggi non si è ancora invertito, che nel 2015 non ha visto nascere mezzo milione di bambini, che invece nacque nel 1965, e che avrà sicuramente conseguenze nell’Italia del terzo millennio. E il problema non è solo per chi non è mai nato. Se una coppia, composta quindi da due individui, mette al mondo un solo bambino, vuol dire che la generazione di quell’individuo sarà meno popolosa di quella precedente. E proprio dal 1976, siamo scesi al di sotto di quella che in statistica si chiama soglia di sostituzione: 2,1 bambini per donna. In sostanza da metà anni ’70, non solo nascono meno italiani, ma la popolazione è sempre meno numerosa (sono gli immigrati che hanno tenuto in crescita il dato sugli abitanti nazionali).

 

 

A questo punto, bisogna però cercare di capire il perché di questo trend. Certo pensare che ci possa essere un’unica causa non è possibile. Ma analizzare i dati socio-economici degli ultimi 50 anni, ci può aiutare a capire cosa succedeva in Italia mentre le famiglie rinunciavano ad avere dei bambini.

Prima di tutto, le donne sono uscite di casa e hanno iniziato a lavorare sempre più spesso. A metà degli anni ‘60 quasi una italiana su 3 era occupata, dieci anni dopo erano già più di una su tre e dal 2010 sono ormai 4 su 10. Certo, nulla in confronto alla crescita dell’occupazione in genere, nei confronti della quale, il lavoro femminile rimane sempre un passo indietro. Nel 2015 il tasso di occupazione nazionale (comprendendo quindi anche quello maschile) era del 43,1%, quello delle donne del 34,7%.

 

Numero Medio Figli per Donna e Contesto Socio-Economico



 

E il maggiore lavoro si somma alla ricchezza della famiglia che è cresciuta fino al 2007, per poi scendere sotto gli effetti della crisi economica fino al 2013 e riprendere la salita nel 2014. Se andiamo a vedere il valore del pil di ogni italiano, seppur valutato alla luce dell’inflazione e del costo della vita dei diversi periodi, la sostanza è che siamo comunque più ricchi di cinquanta anni fa. Stando ai dati Istat, nel 1965 il pil pro-capite era di 10488 euro, nel 2007 era arrivato a 28977, nel 2015 è sceso di nuovo a 25559, comunque pur sempre sopra le cifre  degli anni ’60.

Più impegnati, più ricchi e anche meno sposati o comunque più soli. E’ proprio questo un altro elemento che incide sulla fecondità nazionale. Dal 1965 ad oggi, la percentuale di persone sole nella popolazione è triplicata passando dal 10,7% di cinquanta anni fa, al 31,3% del 2015. E in linea con questo cambiamento dei costumi degli italiani, i matrimoni si sono dimezzati: erano 7,7 ogni 1000 abitanti nel 1965, sono stati 3,1 nel 2014 (ultimo dato disponibile).

Oltretutto, ce la stiamo cavando anche peggio di quanto le statistiche avessero previsto. Nelle sue proiezioni per il futuro, (definite “scenario basso”, per intenderci il più pessimista) Istat valutava che nel 2014 sarebbero dovuti nascere 521 mila bambini. Ne sono invece venuti alla luce 503 mila, 19 mila in meno. Un andamento che fa presupporre che se continuiamo così, saremo ben al di sotto delle previsioni più pessimistiche dell’istituto nazionale di statistica che parla di 368 mila nascite nel 2065.

E anche a livello internazionale non ce la caviamo affatto bene. Nella classifica europea siamo  tra gli ultimi dieci. Peggio di noi la Germania, i paesi iberici e alcune nazioni dell’Est. Per non parlare del ranking internazionale dove scivoliamo alla posizione 176 su 191 censite.

 

Numero Medio Figli per Donna: Confronto UE e Mondo



 

Come dicevamo già nel Rapporto Coop 2015 per fermare questa continua discesa, servono anche delle politiche di aiuto alla genitorialità, che permettano alle famiglie di conciliare al meglio i ritmi dei figli, con quelli della professione. E la strada sembra ancora lunga se si calcola che come scrivevamo qualche mese fa,  nel 2012, una neo mamma su cinque ancora non riesce a rientrare nel mercato del lavoro.